Assolto un padre accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti del figlio affetto da iperattività

Assolto un padre accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti del figlio minore affetto da iperattività (alias ADHD)

F.F. era stato accusato di aver picchiato e causato lesioni al volto al proprio figlio minore, affetto da una grave forma di iperattività, all’epoca dei fatti seguito per tale patologia da un dipartimento specializzato della ASL territorialmente competente, che aveva sporto denuncia nei confronti di F.F. avendo constatato la presenza di ecchimosi su un braccio ed un graffio sul volto del bambino.

La madre, in fase di separazione dal marito F.F. e risentita con lui per questioni personali, sentita in merito, aveva dichiarato che quelle lesioni erano state inferte da F.F. al figlio, senza altro precisare.

L’avv. Muci, cui F.F. aveva conferito mandato difensivo, decideva con il proprio assistito di affrontare il dibattimento dinanzi al Tribunale, nel corso del quale venivano sentiti alcuni testimoni.

Durante il controesame, ad opera della difesa, di alcuni testi fondamentali dell’accusa emergeva che il bambino era a tal punto ipercinetico da essere pericoloso per se stesso, tant’è che diverse volte si era fatto male da solo. Era talmente incapace di stare fermo che persino nel corso della sua audizione in indagini, l’ufficiale di polizia giudiziaria verbalizzante aveva avuto il timore che il bambino potesse farsi seriamente male.

Grazie alle risposte dei testi, la difesa riusciva a dare riscontro a quanto sempre sostenuto dal padre accusato, ossia che in un solo caso egli fu costretto ad afferrare con fermezza il figlio perché stava tentando di arrampicarsi sui pensili della cucina e non c’era modo di farlo desistere, episodio confermato anche dalla madre.

All’esito del giudizio di primo grado, il Tribunale pronunciava sentenza di condanna riqualificando il fatto come abuso dei mezzi di correzione.

L’avv. Muci proponeva appello contro tale sentenza formulando una serie di censure in fatto ed in diritto, che venivano accolte dalla Corte d’Appello, la quale, in riforma della sentenza del Tribunale, assolveva F.F. perché il fatto non costituisce reato.

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