Comune contro dipendente accusata di peculato e falso

Comune si costituisce parte civile contro dipendente accusata di peculato e falso

Il segretario del Comune di … riceveva la segnalazione di alcune impiegate dell’ufficio ragioneria, secondo le quali la responsabile dell’ufficio, sig.ra M., gestiva i mandati di pagamento in modo non corretto, dal momento che per molti dei mandati emessi dall’ufficio non risultavano i giustificativi di spesa o quelli allegati non erano pertinenti.

Da una indagine interna, poi, si accertava che per un determinato periodo, la sig.ra M. aveva emesso mandati di pagamento a se stessa con oggetto e/o beneficiario diversi dal mandato registrato telematicamente nel registro dell’ufficio con il medesimo numero d’ordine. Infine, si era accertato che in relazione al versamento di alcune somme in contanti, ricevute dalla sig.ra M., le stesse erano sparite senza contabilizzazione.

Il segretario comunale denunciava la sig.ra M., che, all’esito delle indagini e dell’udienza preliminare, veniva rinviata a giudizio per peculato e falso ideologico in atti pubblici.

Il Comune si costituiva parte civile con l’assistenza dell’avv. Anselmi.

All’esito di un dibattimento in cui si acquisivano tutti i documenti contabili dell’epoca e si ascoltava la deposizione di una quarantina di testimoni, il Tribunale emetteva nei confronti della sig.ra M. sentenza di condanna alla pena di tre anni e nove mesi di reclusione, nonché al risarcimento dei danni alla parte civile ed al pagamento delle spese di costituzione ed assistenza di quest’ultima.

Nelle more del giudizio di appello, il Comune, sempre assistito dall’avv. Anselmi, e la sig.ra M. raggiungevano un accordo che transigeva in ordine al risarcimento dei danni ed al pagamento delle spese legali della parte civile e prendeva atto delle dimissioni della sig.ra M.. In appello, la sig.ra M. rinunciava ai motivi d’appello, rendendo definitiva la sentenza di condanna.

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